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  • Chiesa Cattolica e pedofilia
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  • thumb|Vetrata di una chiesa cattolica Per casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica si intendono abusi sessuali su minori ed episodi di pedopornografia o pornografia minorile che hanno visto coinvolti alcuni chierici o religiosi della Chiesa cattolica. Il problema della pedofilia in seno alla Chiesa Cattolica è contestuale alla sua struttura gerarchica e al celibato del clero. Mentre le chiese protestanti, le chiese ortodosse, le sinagoghe e le moschee si diffondono per filiazioni successive (il pastore, il pope, il rabbino o l'imam in seconda si stufa di essere alle dipendenze del titolare e fonda una chiesa, una sinagoga o una moschea più in là), le chiese cattoliche si diffondono solo per fondazioni volute dal Vaticano. Mentre chiese protestanti e ortodosse, sinagoghe e mosch
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  • thumb|Vetrata di una chiesa cattolica Per casi di pedofilia all'interno della Chiesa cattolica si intendono abusi sessuali su minori ed episodi di pedopornografia o pornografia minorile che hanno visto coinvolti alcuni chierici o religiosi della Chiesa cattolica. Il problema della pedofilia in seno alla Chiesa Cattolica è contestuale alla sua struttura gerarchica e al celibato del clero. Mentre le chiese protestanti, le chiese ortodosse, le sinagoghe e le moschee si diffondono per filiazioni successive (il pastore, il pope, il rabbino o l'imam in seconda si stufa di essere alle dipendenze del titolare e fonda una chiesa, una sinagoga o una moschea più in là), le chiese cattoliche si diffondono solo per fondazioni volute dal Vaticano. Mentre chiese protestanti e ortodosse, sinagoghe e moschee sono in pratica l'azienda personale di famiglia del pastore, pope, rabbino o imam titolari, le chiese cattoliche sono proprietà del Vaticano, che le affidano al prete, che in pratica è solo un dipendente; quindi il Vaticano per evitare problemi patrimoniali (se il prete avesse figli legittimi attingerebbe dalle casse della parrocchia e cercherebbe anche di rendere preti i figli e di fargli ereditare la chiesa), obbliga il clero al voto di castità. Di conseguenza la Chiesa Cattolica si riempie di gente non interessata al matrimonio, come omosessuali e pedofili. Se volesse la Chiesa potrebbe contrastare la pedofilia al suo interno, per esempio obbligando i preti incriminati a entrare in conventi di clausura, ma purtroppo il partito dei pedofili è troppo forte, se non maggioritario, al suo interno, soprattutto da quando i Salesiani stanno sostituendo i Gesuiti alla guida dell'istituzione. Non che la pedofilia sia completamente assente nella Compagnia di Gesù (chiedete a Luca Barbareschi), ma è meno che tra i Salesiani. Uno slogan da rivolgere ai sacerdoti potrebbe essere: "Preti, volete che l'omosessualità e l'anticlericalismo non si diffonda tra i giovani? Smettetela di incularli da bambini e vedrete che la cosa aiuta!". Inoltre consiglierei a coloro che redigono le statistiche sull'aumento di patologie psichiatriche tra i giovani sotto i 18 anni, di controllare se per caso questi giovani erano assidui frequentatori degli oratori o se studiavano in una scuola religiosa. Ma dal Vaticano in giù quando si parla dei problemi della gioventù si parla quasi esclusivamente del bullismo e della tossicodipendenza: a pro posito ci sarebbe da chiedere ai bulli da quando e perchè sono diventati bulli e ai tossicodipendenti perchè si drogano ... Inoltre ricordo che fino a prova contraria Gesù Cristo disse: « … E chiunque riceve un piccolo fanciullo come questo in nome mio, riceve me. Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse legata una macina d’asino al collo e che fosse sommerso nel fondo del mare. Guai al mondo degli scandali! Perché è necessario che avvengano gli scandali, ma guai a quell’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Ora, se la tua mano, o il tuo piede, ti è occasione di peccato, mozzalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani e due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. » E per spezzare una lancia a favore di Benedetto XVI bisogna ricordare che ha detto: « di condividere lo sgomento e il senso di tradimento [...] sperimentato al venire a conoscenza di questi atti peccaminosi e criminali e del modo in cui le autorità della Chiesa in Irlanda li hanno affrontati», chiedendo ad essa «in primo luogo di riconoscere davanti al Signore e davanti agli altri, i gravi peccati commessi contro ragazzi indifesi» e accusando la «preoccupazione fuori luogo per il buon nome della Chiesa e per evitare gli scandali, che hanno portato come risultato alla mancata applicazione delle pene canoniche in vigore e alla mancata tutela della dignità di ogni persona». Rivolgendosi poi ai sacerdoti e ai religiosi colpevoli di tali abusi, ha scritto: «Avete tradito la fiducia riposta in voi da giovani innocenti e dai loro genitori. Dovete rispondere di ciò davanti a Dio onnipotente, come pure davanti a tribunali debitamente costituiti. Avete perso la stima della gente dell'Irlanda e rovesciato vergogna e disonore sui vostri confratelli. Quelli di voi che siete sacerdoti avete violato la santità del sacramento dell'Ordine Sacro, in cui Cristo si rende presente in noi e nelle nostre azioni. Insieme al danno immenso causato alle vittime, un grande danno è stato perpetrato alla Chiesa e alla pubblica percezione del sacerdozio e della vita religiosa. » Papa Francesco ha detto in piazza San Pietro: « Un saluto speciale va oggi all’Associazione “Meter”, nella Giornata dei bambini vittime della violenza. E questo mi offre l’occasione per rivolgere il mio pensiero a quanti hanno sofferto e soffrono a causa di abusi. Vorrei assicurare loro che sono presenti nella mia preghiera, ma vorrei anche dire con forza che tutti dobbiamo impegnarci con chiarezza e coraggio affinchè ogni persona umana, specialmente i bambini, che sono tra le categorie più vulnerabili, sia sempre difesa e tutelata. » E ha scritto una lettera ai vescovi: « Caro fratello, Oggi, giorno dei Santi Innocenti, mentre continuano a risuonare nei nostri cuori le parole dell’angelo ai pastori: «Vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore» (Lc 2, 10-11), sento il bisogno di scriverti. Ci fa bene ascoltare una volta ancora questo annuncio; ascoltare nuovamente che Dio è in mezzo al nostro popolo. Questa certezza che rinnoviamo anno per anno è fonte della nostra gioia e della nostra speranza. In questi giorni possiamo sperimentare come la liturgia ci prende per mano e ci conduce al cuore del Natale, ci introduce nel Mistero e ci porta a poco a poco alla sorgente della gioia cristiana. Come pastori siamo stati chiamati per aiutare a far crescere questa gioia in mezzo al nostro popolo. Ci è chiesto di prenderci cura di questa gioia. Desidero rinnovare con te l’invito a non lasciarci rubare questa gioia, dal momento che molte volte delusi — e non senza ragione — della realtà, della Chiesa, o anche delusi di noi stessi, sentiamo la tentazione di affezionarci a una tristezza dolciastra, senza speranza, che si impadronisce dei cuori (cfr. Esort. ap. Evangelii gaudium, 83). Il Natale, nostro malgrado, viene accompagnato anche dal pianto. Gli evangelisti non si permisero di mascherare la realtà per renderla più credibile o appetibile. Non si permisero di realizzare un discorso “bello” ma irreale. Per loro il Natale non era un rifugio immaginario in cui nascondersi di fronte alle sfide e alle ingiustizie del loro tempo. Al contrario, ci annunciano la nascita del Figlio di Dio avvolta anch’essa in una tragedia di dolore. Citando il profeta Geremia, l’evangelista Matteo lo presenta con grande crudezza: «Un grido è stato udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli» (2, 18). È il gemito di dolore delle madri che piangono la morte dei loro figli innocenti di fronte alla tirannia e alla sfrenata brama di potere di Erode. Un gemito che anche oggi possiamo continuare ad ascoltare, che ci tocca l’anima e che non possiamo e non vogliamo ignorare né far tacere. Oggi tra la nostra gente, purtroppo — e lo scrivo con profondo dolore — si continua ad ascoltare il lamento e il pianto di tante madri, di tante famiglie, per la morte dei loro figli, dei loro figli innocenti. Contemplare il presepe è anche contemplare questo pianto, è anche imparare ad ascoltare ciò che accade intorno e avere un cuore sensibile e aperto al dolore del prossimo, specialmente quando si tratta di bambini, ed è anche essere capaci di riconoscere che ancora oggi si sta scrivendo questo triste capitolo della storia. Contemplare il presepio isolandolo dalla vita che lo circonda, sarebbe fare della Natività una bella favola che susciterebbe in noi buoni sentimenti ma ci priverebbe della forza creatrice della Buona Notizia che il Verbo Incarnato ci vuole donare. E la tentazione esiste. È possibile vivere la gioia cristiana voltando le spalle a queste realtà? È possibile realizzare la gioia cristiana ignorando il gemito del fratello, dei bambini? San Giuseppe è stato chiamato per primo a custodire la gioia della Salvezza. Davanti ai crimini atroci che stavano accadendo, san Giuseppe — esempio dell’uomo obbediente e fedele — fu capace di ascoltare la voce di Dio e la missione che il Padre gli affidava. E poiché seppe ascoltare la voce di Dio e si lasciò guidare dalla sua volontà, divenne più sensibile a ciò che lo circondava e seppe leggere gli avvenimenti con realismo. Oggi anche a noi, pastori, viene chiesto lo stesso, di essere uomini capaci di ascoltare e non essere sordi alla voce del Padre, e così poter essere più sensibili alla realtà che ci circonda. Oggi, tenendo come modello san Giuseppe, siamo invitati a non lasciare che ci rubino la gioia. Siamo invitati a difenderla dagli Erode dei nostri giorni. E come san Giuseppe, abbiamo bisogno di coraggio per accettare questa realtà, per alzarci e prenderla tra le mani (cfr. Mt 2, 20). Il coraggio di proteggerla dai nuovi Erode dei nostri giorni, che fagocitano l’innocenza dei nostri bambini. Un’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, sotto il peso della prostituzione e dello sfruttamento. Innocenza distrutta dalle guerre e dall’emigrazione forzata con la perdita di tutto ciò che questo comporta. Migliaia di nostri bambini sono caduti nelle mani di banditi, di mafie, di mercanti di morte che l’unica cosa che fanno è fagocitare e sfruttare i loro bisogni. A titolo di esempio, oggi 75 milioni di bambini — a causa delle emergenze e delle crisi prolungate — hanno dovuto interrompere la loro istruzione. Nel 2015, il 68 per cento di tutte le persone oggetto di traffico sessuale nel mondo erano bambini. D’altra parte, un terzo dei bambini che hanno dovuto vivere fuori dei loro paesi lo ha fatto per spostamento forzato. Viviamo in un mondo dove quasi la metà dei bambini che muoiono sotto i 5 anni muore per malnutrizione. Nell’anno 2016 si calcola che 150 milioni di bambini hanno compiuto un lavoro minorile, molti di loro vivendo in condizioni di schiavitù. Secondo l’ultimo rapporto elaborato dall’UNICEF, se la situazione mondiale non muta, nel 2030 saranno 167 milioni i bambini che vivranno in estrema povertà, 69 milioni di bambini sotto i 5 anni moriranno tra il 2016 e il 2030 e 60 milioni di bambini non frequenteranno la scuola primaria di base. Ascoltiamo il pianto e il lamento di questi bambini; ascoltiamo anche il pianto e il lamento della nostra madre Chiesa, che piange non solo davanti al dolore procurato nei suoi figli più piccoli, ma anche perché conosce il peccato di alcuni dei suoi membri: la sofferenza, la storia e il dolore dei minori che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Peccato che ci fa vergognare. Persone che avevano la responsabilità della cura di questi bambini hanno distrutto la loro dignità. Deploriamo questo profondamente e chiediamo perdono. Ci uniamo al dolore delle vittime e, al tempo stesso, piangiamo il peccato. Il peccato per quanto è successo, il peccato di omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare, il peccato di abuso di potere. Anche la Chiesa piange con amarezza questo peccato dei suoi figli e chiede perdono. Oggi, ricordando il giorno dei Santi Innocenti, voglio che rinnoviamo tutto il nostro impegno affinché queste atrocità non accadano più tra di noi. Troviamo il coraggio necessario per promuovere tutti i mezzi necessari e proteggere in tutto la vita dei nostri bambini perché tali crimini non si ripetano più. Facciamo nostra chiaramente e lealmente la consegna “tolleranza zero” in questo ambito. La gioia cristiana non è una gioia che si costruisce ai margini della realtà, ignorandola o facendo come se non esistesse. La gioia cristiana nasce da una chiamata — la stessa che ricevette san Giuseppe — a “prendere” e proteggere la vita, specialmente quella dei santi innocenti di oggi. Il Natale è un tempo che ci interpella a custodire la vita e aiutarla a nascere e crescere; a rinnovarci come pastori coraggiosi. Questo coraggio che genera dinamiche capaci di prendere coscienza della realtà che molti dei nostri bambini oggi stanno vivendo e lavorare per garantire loro le condizioni necessarie perché la loro dignità di figli di Dio sia non solo rispettata, ma soprattutto difesa. Non lasciamo che rubino loro la gioia. Non ci lasciamo rubare la gioia, custodiamola e aiutiamola a crescere. Facciamo questo con la stessa fedeltà paterna di san Giuseppe e tenuti per mano da Maria, la Madre della tenerezza, perché non si indurisca il nostro cuore. Con fraterno affetto, Francesco » Torno a ripetere che la lotta alla pedofilia nella chiesa è anche interesse della chiesa. Se i laici vedessero che la chiesa combatte la pedofilia (e qualcuno come Don Fortunato Di Noto, fondatore di Telefono Arcobaleno, lo fà) ci sarebbe un ritorno d’immagine notevole (la gente sarebbe più affezionata alla chiesa e ci sarebbero più conversioni e vocazioni sincere). In ogni caso, seguendo la linea del coprire gli scandali, potrebbero (invece che spostare solo di parrocchia il prete) far mandare in un convento di clausura il prete incriminato, allontanandolo così dai minori. Inoltre potrebbero far gestire gli orfanotrofi e scuole varie (non le Università, ma le elementari, medie, ecc.) solo agli ordini religiosi femminili. Le scuole salesiane, per esempio, dovrebbero far gestire alle suore salesiane i minori e ai preti i maggiorenni. Idem per i seminari (si dice giustamente che il problema della pedofilia nella chiesa inizia lì): i seminari (attualmente edifici singoli) si dovrebbero sdoppiare in seminari per minori (gestiti da suore) e seminari per maggiorenni (gestiti da preti). Durante il percorso di studio al compimento della maggiore età il seminarista si trasferirebbe di edificio. Per tornare sulle scuole cattoliche in termini più economici, voglio far notare una cosa: le gerarchie cattoliche apprezzano le scuole non perchè gli interessi la scolarizzazione dei giovani (soprattutto di quelli a basso reddito), ma perchè le scuole sono ottimi modi di diffondere la dottrina cattolica e creare una comunità di sostenitori che in età adulta contribuiranno anche con oboli alla chiesa. In questa ottica mi chiedo quanto sia utile per la propaganda e la diffusione del messaggio nel popolo, la piaga della pedofilia. Si noti che i giovani che frequentano le scuole cattoliche (e che hanno gli occhi in testa) se vedono un'ambiente pedofilo ne rimarranno disgustati e in età adulta non so quanto sosterranno la chiesa, mentre se non vi sarà pedofilia (e non perchè ben nascosta ma perchè proprio assente) i giovani lo noteranno e in età adulta diverranno sostenitori entusiasti della chiesa. Se non altro per questo le gerarchie dovrebbero smetterla solo di coprire gli scandali, ma darsi anche da fare sostanzialmente per debellare la piaga della pedofilia nelle scuole cattoliche, se non altro per una questione economica, d'immagine e politica. Per finire non credo sarebbe male se nelle chiese cattoliche si sostituissero i chierichetti maschi con delle femmine diciottenni e comunque di non minore età. Lo stesso che vi sano molte diaconesse giovani e belle (sopra i 18 anni). Lo stesso eventualmente per le figure di suddiacono, accolito, lettore e ostiario. Comunque Islam e Cristianesimo potrebbero mettere da parte le loro differenze di vedute e mettersi d'accordo perlomeno per lottare per salvaguardare la vita di donne e bambini/e e per annullare perlomeno la pedofilia omosessuale maschile, nonchè far perseguire penalmente per omicidio e/o stupro i partecipanti alle messe nere. Inoltre consiglierei decisamente ai preti cattolici (quantomeno a quelli che operano con minori) di organizzare massicciamente e segretamente incontri con prostitute o prostituti maggiorenni (ai preti che non riescono a contenersi), ma di evitare in tutti i modi possibili (quantomeno per non adombrare la fama della chiesa nell'opinione pubblica) la pedofilia del clero e di tutti i cattolici maschi. Per sicurezza ed evitare eventuali ricatti da parte delle prostitute, i preti dovrebbero andare in borghese da loro e non dire loro di essere preti. Oppure anche andare da prostitute "sicure" controllate e "convenzionate" col Vaticano. La gestione di queste cose potrebbe essere affidata ai servizi segreti vaticani, cioè i ai Gesuiti. Inoltre i preti con parrocchia con bambini dovrebbero tutti avere una perpetua giovane ma maggiorenne (sopra i 18 anni) e bella. Oppure, per iniziare, i preti di parrocchia senza perpetua sorpresi su siti pedofili dovrebbero obbligatoriamente ricevere una perpetua (maggiorenne e bella). La gestione dei preti pedofili può essere difficoltosa ma non impossibile. Per esempio la dirigenza vaticana potrebbe trasferire in reparti di cura psichiatrica e psicologica negli ospedali cattolici (come quelli dell'Opus Dei) i preti pedofili conclamati (sia già scoperti che no) e dopo la cura trasformarli in monaci di clausura, così potrebbero riattivare e riaprire dei monasteri in decadenza o abbandonati. Per sicurezza l'abate di tali monasteri dovrebbe essere sicuramente non pedofilo e anzi essere noto per la sua avversione alla pedofilia e dovrebbe controllare tutti i siti visitati nei collegamenti internet del monastero. Data la difficoltà della chiesa di trovare figure da inserire nei seminari diocesani, dovrebbero fare proselitismo tra le associazioni di asessuali, cioè di coloro che per ragioni ormonali (normalmente) non hanno impulsi sessuali sviluppati e non sono interessati al sesso.
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